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Autunno, si scaldano le voci

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Solo avendone esperienza diretta ci si può accorgere di quanto la lettura sia una attività complessa. Certo, si può sempre aprire una pagina a caso e mettere le parole una dietro l’altra, ma sarebbe come fornire uno spartito a chi non conosce le note. Leggere prevede intonazione, pause, dizione e soprattutto anima per rendere senso e giustizia alle parole.

I “giochi” e gli esercizi utili a rendere la lettura gradevole, funzionale, uno strumento immenso di comunicazione e (perchè no) una soluzione allo solitudine propria e altrui sono davvero innumerevoli. C’è chi della lettura ha fatto un mestiere, chi si esibisce riempendo sale teatrali, chi impara intere pagine a memoria ( a tal proposito vi preghiamo di cercare sul web le attività delle Persone Libro, Assocazione romana ormai decennale).

Con i ragazzi questi “giochi”, che preferiamo chiamare esercizi sperando di non spaventare nessuno, hanno sempre un enorme successo. I ragazzi imparano giocando. Oltre ad esercitarsi nella lettura, ad imparare a conoscerla e ad amarla, hanno un enorme valore inclusivo.

Cosa vuol dire valore inclusivo? Vuol dire che in una società multietnica capiti che un ragazzo, magari in Italia da poco, possa sentirsi o essere escluso. Non è raro scoprire che lì dove non arrivi la didattica arrivi il gioco. Che formando un cerchio magico, nascondendosi per un attimo sotto una coperta per creare la giustra atmosfera ed entrare nella stanza magica delle parole, cominciando a giocare e sonorizzare insieme i primi fonemi anche il più timido “venga furoi”, partecipi… sorrida e poi rida dimostrandosi, alfine, elemento prezioso e indispensabile per la riuscita del gioco.

E questa è magia. La magia della parola…

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