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Quello che le donne non dicono…

Alcune le riconosci subito, da un jeans indossato di fretta, i capelli tenuti da un elastico, una nuova ruga. Altre si difendono dietro sorrisi forzati, una finta allegria o una ostentata efficienza. Sono abituate a mentire, soprattutto a se stesse. Si chiudono dietro muri di silenzio, apparentemente difese dalle pareti di casa, vittime della loro smania di perfezione prima ancora che degli altri. Come se ammettere la propria stanchezza dopo l’ennesima notte insonne, l’ennesimo capriccio che ti sfinisce davanti all’indifferenza degli altri, le giornate infinite scandite da impegni e scadenze, fosse sbagliato.
Basta un nulla per farle sentire inadeguate, incapaci, per smuovere i loro sensi di colpa o l’inutile confronto con un prossimo che è sempre migliore.Ed incontrare qualcuno con gli stessi problemi, che abbia voglia di farti sentire inadeguata, incapace, in colpa o peggiore non è affatto difficile.
Poi ci sono le donne che si raccontano. Che esprimono con semplicità la loro stanchezza, che ammettono la propria fragilità, anche solo con una lacrima, e quando la voce si incrina riescono appena a dire “non ce la faccio, aiutami”. Si incontrano sempre più spesso nei corsi rivolti alla genitorialità, nei laboratori di lettura, in quelli il cui obiettivo è raccontarsi,in qualsiasi forma.
Si può parlare di donne ma sarebbe meglio estendere anche agli uomini,al genere umano tutto, il bisogno di aiuto. La necessità di uscira allo scoperto da una imperfetta solitudine. Il fare appello alla solidarietà, alla fratellanza e alla sorellanza che ci accomuna nella nostra imperfezione e della quale abbiamo tutto il diritto. Tutto sarebbe più semplice…

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